Il cambiamento climatico, con le sue drammatiche conseguenze, è più imminente del previsto

Siamo ormai in un range di pochi decenni. Entro il 2100 infatti il cambiamento climatico potrebbe provocare improvvise e catastrofiche perdite di biodiversità.
Lo studio apparso su Nature ( https://www.nature.com/articles/s41586-020-2189-9 ) parla chiaro e arriva alla conclusione che il 15% delle comunità vegetali e animali rischia l’estinzione.

I rischi per la perdita di biodiversità aumentano nel tempo e le proiezioni future indicano che una perdita potenzialmente catastrofica della biodiversità globale è all'orizzonte.
Lo studio guidato da Alex Pigot, del Centro per la ricerca sulla biodiversità dell’University College di Londra ha utilizzato un sistema di proiezioni annuali (dal 1850 al 2100) di temperatura e precipitazioni e li ha incrociati con oltre 30.000 specie marine e terrestri per arrivare a stimare i tempi della loro esposizione a condizioni climatiche potenzialmente pericolose.

Un punto importante è che “i rischi dei cambiamenti climatici per la biodiversità non aumentano gradualmente ma all’improvviso. Mentre il clima si riscalda, all’interno di una certa area la maggior parte delle specie sarà in grado di far fronte alle aumentate temperature per un po’, fino a quando non si troverà ad attraversare una soglia di temperatura: ovvero un punto oltre il quale una grande parte delle specie dovrà affrontare improvvisamente condizioni che non hanno mai sperimentato prima. E la soglia verrà attraversata da più specie contemporaneamente. Non siamo davanti a un dolce pendio, ma a una serie di voragini che si apriranno aree diverse in momenti diversi”.
Lo studio ha poi ipotizzato due scenari futuri, uno ad alte emissioni e uno a basse.

In uno scenario ad alte emissioni, che si verificherà con aumento della temperatura media globale di 4°C entro il 2100, porterebbe ad almeno il 15% delle comunità animali e vegetali sull’orlo dell’estinzione avendo superato la soglia di tollerabilità climatica. E accadrà contemporaneamente a tutte queste specie, con evidenti danni irreversibili all’ecosistema.

In questo scenario ad alte emissioni tali eventi di esposizione improvvisa iniziano prima del 2030 negli oceani tropicali e si diffondono nelle foreste tropicali e latitudini più elevate entro il 2050.

Se invece l’aumento della temperatura media globale rimarrà sotto i 2°C allora meno del 2% delle comunità e del 20% delle specie che le costituiscono andrà incontro a una tale catastrofe.

“I nostri risultati evidenziano l’urgente necessità di mitigare i cambiamenti climatici, riducendo immediatamente e drasticamente le emissioni per salvare migliaia di specie dall’estinzione. Mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C appiattisce efficacemente la curva del rischio, fornendo più tempo alle specie e agli ecosistemi per adattarsi al cambiamento climatico, sia che si tratti di trovare nuovi habitat o di modificare il loro comportamento, con l’aiuto anche di progetti di conservazione”.

Questi studi evidenziano il rischio imminente di improvvise e gravi perdite di biodiversità dovute ai cambiamenti climatici e forniscono un quadro per prevedere sia quando e dove possono verificarsi questi eventi.

È però necessario che la comunità prenda coscienza di ciò che sta per accadere e prenda seri provvedimenti in modo da limitare rischi e conseguenze.